TELEMEDICINA: CHIARIMENTI DEL SSN ACCELERANO L’AVVIO, MA PERMANE UN VUOTO DA COLMARE

In Italia la telemedicina dispone finalmente di un quadro normativo definito, di finanziamenti dedicati e di un target: raggiungere 500mila pazienti presi in carico entro il 2026. Inoltre, dallo scorso febbraio la Lombardia ha inserito il telemonitoraggio all’interno del nomenclatore con la tariffa di accreditamento TM.01, pari a 360 euro a trimestre per il telemonitoraggio ospedaliero.

Nonostante ciò, l’implementazione sul territorio procede con lentezza, lasciando inespresso un potenziale che alleggerirebbe con certezza la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale e migliorerebbe l’accesso alle cure per milioni di cittadini. Le evidenze scientifiche a supporto sono ormai numerose. 

“Non possiamo più permetterci l’attuale traiettoria di spesa: i costi per i malati cronici, oggi a 67 miliardi, rischiano di toccare i 90 miliardi nel 2050. Il sistema è sotto pressione soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione: i grandi anziani (over 80), pur non essendo la totalità dei cronici, sono i pazienti più fragili. Spesso, in assenza di alternative sul territorio, sono costretti a rivolgersi al Pronto Soccorso anche per urgenze differibili, con un impatto significativo sull’efficienza della sanità pubblica e sulla loro stessa sicurezza.”

Lo ha dichiarato Mattia Perroni, CEO di Medicilio, prima start-up italiana abilitatrice di telemedicina, a margine del forum nazionale OASI 2025 – HealthTech Europe HXPO, tenutosi presso l’Università Bocconi di Milano, dove esperti di innovazione, tecnologia e sanità hanno discusso delle sfide urgenti per far progredire il comparto sanitario italiano ed europeo.

Il SSN ha avviato un percorso lungimirante di innovazione attraverso la Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT), presentata a Febbraio 2025 ma attualmente non ancora operativa, che si articola sul territorio tramite le Infrastrutture Regionali di Telemedicina (IRT), ancora in fase di collaudo. Queste infrastrutture dovranno integrarsi con i servizi sanitari regionali per garantire standard nazionali nell’erogazione delle cure a distanza. Tuttavia, al momento la piena operatività è prevista solo per televisita e teleconsulto, mentre il telemonitoraggio è in ritardo.

Il processo dovrà poi essere validato attraverso la certificazione GST (Gestore Soluzioni Telemedicina), gestita da AGENAS tramite la stessa PNT, che consentirà di verificare le piattaforme di telemedicina e la loro conformità ai requisiti nazionali, garantendo così la qualità dei servizi offerti ai cittadini nel SSN. Un passaggio cruciale per l’integrazione delle diverse soluzioni regionali. Ad oggi la certificazione GST è aperta solo ad operatori pubblici, grosso limite all’innovazione. 

“Ad oggi rimangono inoltre cruciali le linee guida di interoperabilità, non ancora disponibili per gli operatori sanitari. Un percorso innovativo, ma con alcune carenze che rischiano di ritardare l’attuazione della telemedicina sul territorio nazionale” – prosegue Perroni.

Un’innovazione che, se pienamente implementata, consentirà di trasformare i servizi per i cittadini.

La telemedicina va necessariamente vista come servizio e non come prodotto. Non si tratta infatti solo di attività clinica, ma anche infrastruttura, cloud, logistica e centro servizi, attività generalmente non core per una struttura sanitaria. Per questo motivo la collaborazione tra operatori risulterà fondamentale per lo sviluppo ed il primo passo per sbloccarla è la piena trasparenza delle linee guida per l’interoperabilità.

Il 1° dicembre AGENAS ha pubblicato il Bando Telemedicina Grandi Anziani del PNRR, finanziato con 150 milioni di euro. Il programma punta alla presa in carico digitale di più di 50.000 pazienti, contribuendo a velocizzare la diffusione della telemedicina nel Paese.
“Un progetto che posiziona l’Italia all’avanguardia e che pone le basi per una sanità sostenibile a lungo termine, ma oggi è sempre più necessario agire sull’implementazione e sull’esecuzione dei processi – conclude Perroni. – L’auspicio è che la collaborazione tra regioni, aziende sanitarie locali, erogatori di telemedicina e operatori che possa portare a una migliore cura e gestione del cittadino. Solo cooperando si potranno raggiungere i target: è necessario abilitare le strutture sanitarie, portando la qualità ospedaliera direttamente a casa dei cittadini, perché gli ospedali non sono pronti a farsi carico da soli di tutti questi processi ma rimangono la più grande fonte di conoscenza specialistica per l’analisi dei dati di trend.”

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