Osteopatia, serve più trasparenza per contrastare l’abusivismo
Pratiche riabilitative e fisioterapiche esercitate senza averne il titolo. Il presidente dell’Ordine interprovinciale della professione sanitaria di fisioterapia (Ofi) Angelo Mazzali interviene su alcuni casi di abusivismo nelle professioni sanitarie, chiedendo trasparenza e rivolgendosi ufficialmente alla presidente del Registro degli osteopati d’Italia (Roi), Paola Sciomachen.
La situazione che segnala è particolarmente dedicata: “È stato segnalato a questo ordine, in più occasioni, – scrive Mazzali – che osteopati, iscritti all’Associazione e che non risultino iscritti all’Ordine professionale dei fisioterapisti, pubblicizzino e pongano in essere trattamenti sanitari fisioterapici e riabilitativi, peraltro operando anche in ambito viscerale”.
Ofi fa notare che si tratta di una “declinazione impropria” della figura dell’osteopata, il cui profilo professionale, delineato di recente dopo lunga attesa, consente di operare in ambito preventivo e non riabilitativo, “con l’importante competenza in tema di interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie nell’ambito dell’apparato muscolo scheletrico”.
L’ordine dei fisioterapisti sottolinea che non essendo stati ancora individuati l’albo e i titoli equipollenti all’iscrizione, possono dirsi professionisti sanitari solo coloro che lo sono già perché appartenenti ad albi e ordini costituiti.
“La nostra accorata richiesta al Rosi e alla sua presidente – conclude Mazzali – nelle more della definizione dei titoli, delle equipollenze e dell’albo, è di collaborare per evitare che si creino situazioni di potenziale abuso di esercizio di attività professionale, dando adeguata informazione ai propri iscritti e, per quanto possibile, chiedendo a tutti una correttezza comunicativa e professionale. È, infatti, auspicio di quest’ordine poter favorire ogni collaborazione, rispettosa delle competenze di ciascuna professione sanitaria, nel primario interesse generale alla tutela della salute individuale e collettiva”.

